IL MIO METODO

Preparazione alla terapia

Non ho un rituale per prepararmi alle terapie. A volte dico una preghiera ma è raro.

Quando arriva la persona nella maggioranza dei casi riesco già a vedere i vari colori del corpo eterico. Riesco già a percepire e vedere i blocchi o gli scompensi energetici, a prescindere che la persona abbia o non abbia l’aura.
Dopo una breve saluto e presentazione la persona parla delle sue problematiche.
Poi lo invito a sdraiarsi sul lettino ed inizio la seduta energetica.
Per prima cosa inizio a calmare l’emotività, poiché essendo la prima volta che ci incontriamo inevitabilmente nella persona scatta un po’ di tensione.
Sciolta la tensione passo al trattare il corpo mentale per avere una più chiara ed approfondita visione di tutti i corpi sottili. Inizio a distribuire energia ed entro automaticamente in uno stato di calma e serenità, in una sorta di percezione e visualizzazione totale.
A questo punto a volte chino il capo chiudo gli occhi oppure li tengo aperti e con totale lucidità mentale compio il mio lavoro. Questo vale anche quando si percorrono le “5 strade”. Questo instaura un vero e proprio dialogo con l’anima della persona e con le sue vite passate.
Dopo aver fatto questo nel 90% delle terapie, faccio fluire l’energia ed automaticamente entro in uno stato come di “dormiveglia”. In questo stato l’energia affluisce rapidamente e con notevole velocità. Nello stesso momento la mia mente si riempie di sensazioni e di immagini, come fotogrammi provenienti dalle esperienze di vita della persona. Questo stato di dormiveglia può durare anche per 20 minuti. Ed è per me molto “fastidioso” poiché mi proietta dentro i suoi più intimi problemi e sofferenze, talvolta assolutamente ignorate dalla persona stessa. L’energia immessa in questo stato è intensa.
Finita la terapia faccio una paradiagnosi con parole semplici, rispettando la sensibilità della persona spiegando dove, secondo la mia percezione, è la causa del suo malessere o malattia energetica.
Delle visualizzazioni parlo solo per quello che concerne l’origine della sofferenza che va trattato e guarito, tralasciando il resto. Dire solo lo stretto indispensabile può sembrare non corretto, ma invece è necessario per non “confondere” la persona.